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Un hobbit che vive nella Terra di Mezzo che sogna di diventare un guerriero come Aragorn per portare un pò di giustizia nella mediocrità che mi circonda! Un hobbit che si circonda solo delle persone che non parlano come i libri e scappa da quelli che si lamentano, in fondo l'essere umano lo trovo un pò noioso e ripetitivo.
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“I pinguini sono animali programmati per vivere in gruppo. Un pinguino separato dal resto del branco è disorientato e incapace di agire. Anche i sovietici erano animali collettivi che facevano tutto in gruppo. Dopo il crollo del comunismo si sono ritrovati soli, disorientati e sperduti. Attraverso di loro, racconto la difficoltà a un mondo che cambia”
“I pinguini non vanno in vacanza” di Andrei Kurkov è il seguito di “Picnic sul ghiaccio”.
L’avventura continua, tutta la storia di questo secondo libro si basa sulla ricerca del pinguino Misha ed il povero Viktor dovrà raggiungere anche la tormentata Cecenia per ritrovarlo. Viktor ha una missione: riportare il suo pinguino nel suo habitat naturale ma questo non è facile. Molto interessanti le pagine sulla Cecenia, tragedia poco “famosa” di cui è meglio non parlare ma della quale Kurkov riesce a trasmettere la tormentata storia di questa gente dimenticata.
In questo libro ci sono tutti gli elementi del nuovo mondo politico ed economico dell’est e ci sono i loro simboli: macchine nere e potenti, cene, vestiti e il lusso più sfrenato. Durante la missione incontreremo di tutto: orfani, mutilati di guerra, vittime di avvelenamenti (guardare la storia dell’Ucraina), mafiosi, imbroglioni, politici, tornei di braccio di ferro e visiteremo molti paesi: Antartide, Cecenia, Russia e Croazia … ma posso assicurare che vi piacerà essere catapultati in questa storia, vi sentirete parte di un mondo che sembra appartenervi (io in certe pagine ho rivisto Prishtina in Kosovo).
Alla fine del libro mi sono resa conto che questo ambiente non è molto lontano da quello che vedo quotidianamente: operai senza lavoro, politici corrotti, festini con donnine, una moda volgare, bambine-donne, cattivo gusto, macchine enormi e guerre dimenticate. Ma siamo sicuri che Kurkov dietro tutto questo movimento non abbia scritto la mia o la vostra incapacità ad adattarsi a un nuovo mondo?
La sua analisi è profonda, ognuno chiuso nelle nostre solitudini osserva il mondo definendolo impazzito e cercando incessantemente qualcosa o qualcuno che riporti a tutto come ci sentivamo prima. Ma non si può tornare indietro, questo il protagonista del libro (forse anche noi) lo sa, deve cercare una via d’uscita, un nuovo stabile equilibrio ma deve fidarsi, deve pensare, deve soffrire e alla fine? Leggete il libro e lo scoprirete!
Più bello del primo, ottima lettura!

“È qualcuno che ha lottato per affermarsi, e nella lotta è difficile rimanere puliti e onesti. E per di più oggi si lotta solo per raggiungere dei valori materiali. I pazzi idealisti sono scomparsi come classe. Sono rimasti soltanto i pazzi materialisti …”
Questa frase è stata scritta da Andrei Kurkov uno scrittore del 1961 nato a Kiev. A 12 anni possedeva la settima collezione di cactus dell’Ucraina. È autore di otto romanzi (che hanno spesso protagonisti animali: un topo, un camaleonte, un pappagallo…) e di quattro libri per bambini. Questo scrittore mi è stato consigliato da un mio amico tedesco, infatti “Picnic sul ghiaccio” è stato tradotto in dieci lingue ed è già un best seller in Germania e in Francia.
È una piacevole lettura dove vi sono delle simpatiche assurdità. La prima, Viktor (il protagonista quarantenne) ha adottato un pinguino di nome Misha dopo la chiusura dello zoo di Kiev. La seconda: Viktor viene chiamato dal giornale locale a scrivere necrologi (per gli addetti ai lavori “i coccodrilli”). La terza: iniziano a morire tutti quelli che Viktor prepara il necrologio. Tutte queste assurdità costruiscono una bella storia con dei personaggi interessanti (compreso il pinguino depresso) dove il protagonista si ritrova al centro di una cospirazione.
Ma tutta questa allegoria viene scritta da Kurkov per far conoscere la sua Ucraina post- sovietica, dove Misha rappresenta il popolo russo, dove uomini e donne hanno bisogno gli uni degli altri per la loro sopravvivenza ma rimangono chiusi nelle loro solitudini senza riuscire a trovare amicizie o uno scopo comune. Un popolo che vive in una regione instabile e corrotta e dove Kurkov cerca di provocare i lettori al lottare per qualcosa, andando al di là della semplice resistenza … ma il suo protagonista Viktor alla fine della storia lotterà? Questo non posso dirvelo perché il libro ha un seguito “I pinguini non vanno mai in vacanza” e sarà il mio prossimo post.
Alcune cose negative: la Garzanti come casa editrice, secondo me non hanno compreso la bravura di questo scrittore e lo presentano male con una brutta copertina, una brutta traduzione (alcuni pezzi sono incomprensibili) e una brutta pubblicità. Secondo voi devo informali?
Ottima lettura!

A.L. Kennedy è una scrittrice scozzese e ha 44 anni. “Stati di grazia” ha vinto il Premio Napoli 2007 (quest’anno il premio Napoli è andato a Franco Arminio, certi meccanismi io non li capisco). È stata inclusa due volte (nel 1993 e nel 2003) nella lista dei 20 migliori giovani scrittori britannici secondo la prestigiosa rivista Granta. Day, il nuovo romanzo di A.L. Kennedy uscito per minimum fax nel 2008, ha vinto il prestigioso Saltire Scottish Book of the Year Award. Il suo sito internet è www.a-l-kennedy.co.uk. Faccio questa breve presentazione per farvi conoscere questa giovane scrittrice da tenere d’occhio.
Il libro che ho letto contiene 12 racconti e l’ultimo racconto da il nome all’intero libro. Sono racconti dove succedono cose normali all’apparenza ma dopo un’attenta osservazione affiorano situazione impensate, misteriosi pensionati capaci di ricavare scintille elettriche da zollette di zucchero, ex amanti dello stesso uomo che si ritrovano allo stesso tavolino, astronauti che girano intorno alla terra.
A.L. Kennedy è un’attenta osservatrice e racconta con umorismo quello che vede. Ha la capacità di Carver di fermare l’immagine ma aggiunge ai suoi racconti l’ironia e una perfetta analisi psicologica dei suoi personaggi.
Un unico dubbio (non è sulla scrittrice ma su di me, puoi aiutarmi solo chi ha letto il libro) l’ultimo racconto “Stati di grazia” viene definito come una delle storie di erotismo più intensa e inquietante degli ultimi anni, il racconto è bello ma personalmente di “più intenso e inquietante” e di erotico non trovo niente. Ora mi chiedo: il problema sono io o sono gli editori che pur di vendere mettono la parola “erotico” dovunque? Ormai è chiaro che si vende solo giallo, noir e sesso o no?
Non leggere José Saramago doveva essere una lacuna da colmare. Saramago non solo è un grande scrittore per la capacità di sconvolgere per esempio la punteggiatura (e questo lo fa solo chi ha una grande padronanza). Saramago non usa mai le virgolette per delimitare un dialogo ma solo una virgola. Saramago non usa mai il punto interrogativo ma leggendo la frase si deduce che è una domanda. Saramago non usa nomi propri per i suoi personaggi ma solo per esempio "la moglie del dottore" oppure "il vecchio con la fascia". Ma è un grande scrittore perché comunica al mondo una cosa abbastanza ovvia "l'uomo è un cieco che vede" (non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere, ricorda qualcosa?)
La trama: in una città qualunque un uomo fermo al semaforo diventa cieco all'improvviso e da qui inizia un'epidemia velocissima dove tutti diventeranno ciechi. Il governo decide di chiudere i ciechi in un ex-manicomio e qui gli uomini e le donne si dimenticheranno le regole del vivere civile e si abbasseranno alle più orrende nefandezze buttando a mare millenni di evoluzione. Secondo me Saramago non solo voleva parlare di cecità ma anche della vera natura umana, un po’ come “Il Signore delle mosche” di Golding in fondo non siamo degli animali che fanno finta di pensare?
Saramago comunica al mondo in modo magistrale questo pensiero con una trama perfetta dove ogni frase è costruita con un solo scopo. Lo scrittore sul libro ha detto: "Volevo raccontare le difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è, in un certo senso, la privazione della ragione. Quello che racconto in questo libro, sta succedendo in qualunque parte del mondo in questo momento".
Un libro da leggere, sconsigliato solo a chi è ansioso e paranoico (come mia sorella) quindi non è proprio una lettura estiva in fondo ci troviamo di fronte ad un Premio Nobel.

Siamo ritornati dalla zona d'isolamento... abbronzati e riposati. I libri sono stati letti e a breve le mie considerazioni. Il libro più bello? La domanda è posta male... il libro che mi ha fatto più pensare? Saramago. Il libro che mi ha fatto più sorridere? Kurkov. Il libro che mi ha un pò deluso? Timm.
Ma in vacanza oltre a leggere si cerca di fare anche conversazione, e si cerca di fare anche conversazione costruttiva o no? Sulla nostra spiaggia gli argomenti più gettonati sono stati: il contrasto tra la fame nel mondo e l'obesità presente sulla nostra spiaggetta (la Campania ha la percentuale più alta di bambini obesi e vi posso assicurare che è vero!), la ormai presenza giornaliera di Roberto Saviano dovunque ti giri (prezzemolino ad ogni minestra peggio di quelle scarpe colorate stile ospedale), i festini del Presidente del Consiglio (io in tempi non sospetti ho detto che era malato) e naturalmente la rielezione del nostro caro sindaco Galasso alla città di Avellino (sulla spiaggia siamo quasi tutti della stessa città poi vi spiegherò anche perchè) ma quest'ultimo evento non può essere racchiuso in due righe. A questo lieto evento, a questa grande fortuna, a questo piccolo miracolo bisogna dedicare tutto un post perchè nella vita non basta essere presi per il culo non una volta ma quando lo si è per ben due volte questo deve essere raccontato.
Il ritorno a casa è un piacere quando c'è qualcosa interessante da osservare a maggior ragione ora che sono senza lavoro.

La famiglia dopo aver votato va in vacanza… sperando in un miracolo. Noi andiamo al mare nella zona d’isolamento dove ci sarà solo riposo, mare, sole, silenzio e tanti libri:
“Cecità” di Saramago
“Stati di grazia” di A.L. Kennedy
“Picnic sul ghiaccio” di Kurkov
“I pinguini non vanno in vacanza” di Kurkov
“L’amico e lo straniero” di Uwe Timm
“Fragole” di Emilia Bersabea Cirillo
“L’arte del romanzo” di Kundera
Ma prima di partire devo lasciare un pensierino per un mio caro amico che a breve partirà per l'estero in una missione che potrebbe diventare pericolosa (anche lì votano). I capelli l'ho tagliati così (non svenire)... un bacio mio amico narciso e mi raccomando stai attento... voglio ascoltare le tue esaltanti vittorie quando torni, come sempre del resto
Ci vediamo ai primi di luglio!!!

Era da un po’ di tempo che cercavo di farmi prestare “La paura e la speranza” del nostro ministro Giulio Tremonti.
Il libro è diviso in due parti, la prima parte è la paura, dove si parla della globalizzazione e dell’incapacità dell’Europa a governare l’economia e proprio qui che si sente questa visione del mondo “eurocentrica”. E poi si parla del fallimento del liberalismo e del comunismo ed entrambi sono sostituiti dal mercantismo. Ma c’è un passaggio che mi ha lasciato perplessa. A pag. 36 viene introdotto il concetto “l’uomo a taglia unica” che è l’ideale del consumismo di massa diffuso su scala globale e il concetto “uomo normale” idealizzato per primo dal consumismo e ora scrivo la frase “E’ così che consumismo e comunismo si sono trionfalmente fusi in un nuovo materialismo”… “In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione su scala globale”… la mia faccia qui ha assunto un’aria dubbiosa, ma non è finita qua. La paura mi è venuta quando ho finito di leggere la prima parte.
La seconda parte è la speranza e qui c’è veramente da preoccuparsi. Nelle prime pagine si parla del ’68 come la base di tutti i mali dell’Italia perché cari miei l’essenza del ’68 è precisamente nell’assenza di valori, nella devicivilizzazione prodotta dal relativismo, è nel ’68 che la mediocrità diventa maestà, è nel ’68 che l’autorità muore. Ma l’apoteosi del libro si raggiunge quando vengono elencate le sette parole per salvarsi dalla crisi globale: valori, famiglia e identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Ora non vorrei diventare scurrile, sono sempre una signora, ma questa visione della famiglia come una delle possibili soluzioni mi fa paura. Aspettate io credo nella famiglia ma credo che una donna non si realizzi solo nella famiglia e poi quelle due parole: autorità e ordine… mi vengono i brividi. E poi questo ritorno alle nostre origini ebraiche-giudaiche come una soluzione… oh my God!
Solo in un passaggio sono d’accordo con il Ministro, quando scrive che i tempi sono difficili e che bisogna trovare variopinte vie d’uscita… certo ma non la tua caro. Inoltre per uscire dalla crisi economica e spirituale che ci circonda è sufficiente solo una parola: GIUSTIZIA